Folklore e leggende delle montagne piemontesi

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Le storie che abitano le vallate alpine

Quando si vive in montagna ci si accorge presto di una cosa: ogni valle ha le sue storie.

Non sempre sono storie scritte nei libri o raccontate nei musei.  Spesso sono racconti che passano di voce in voce, spesso nelle sere d’inverno, quando il buio arrivava presto e il silenzio delle montagne diventava più profondo. 

A volte le puoi trovare lungo i sentieri o nei borghi, come ad esempio lungo il Sentiero delle Meridiane, o quello delle leggende, di cui vi parlo negli articoli dedicati.

Già le conoscevamo ma, vivendo qui, abbiamo iniziato a sentirle sempre più spesso. Piccoli frammenti di tradizione che parlano di creature dei boschi, spiriti delle montagne e presenze misteriose.

E quasi sempre queste storie iniziano allo stesso modo: “Una volta, qui in valle, si raccontava che…”

Le veglie nelle stalle: quando nascevano le storie

Per secoli la vita nelle vallate alpine è stata dura e isolata. Gli inverni erano lunghi, le giornate corte e il lavoro nei campi seguiva il ritmo delle stagioni. Perciò, quando arrivava la sera, soprattutto nei mesi più freddi, le persone si ritrovavano nelle stalle per scaldarsi vicino agli animali.

Questi incontri si chiamavano vijà o veglie. Si parlava della giornata, si riparavano attrezzi, si raccontavano ricordi, pettegolezzi ma, soprattutto, si raccontavano storie a grandi e bambini.

È in queste sere che sono nate molte delle leggende che ancora oggi si raccontano.

Le creature delle vallate

Il folklore piemontese è ricco di creature fantastiche legate alla natura selvaggia delle montagne.

Alcune facevano paura, altre erano semplicemente misteriose. Ve ne porto tre per farvi capire di cosa stiamo parlando ma, se vi interesa l’argomento, sarò lieto di approfondire.

Le Masche

Tra le figure più famose ci sono le Masche, donne che secondo le tradizioni possedevano poteri magici.

Per alcuni erano guaritrici capaci di usare erbe e rimedi antichi. Per altri erano streghe in grado di trasformarsi in animali, spesso gatti, volpi, capre o lepri, ed aggirarsi di notte tra i villaggi. La loro figura si muove sempre su un confine sottile tra realtà e leggenda.

Il Sarvanot

Un’altra presenza molto diffusa nelle storie del cuneese è il Sarvanot, un piccolo spirito- folletto dei boschi.

Secondo le leggende poteva essere dispettoso, nascondere oggetti o confondere i viandanti. Ma a volte era anche benevolo e proteggeva gli animali, le famiglie o i luoghi dove la natura era  padrona e rispettata.

Le Fate Bianche

Nelle storie delle alte quote compaiono spesso anche le Fate Bianche. Bellissime e misteriose, apparivano solo a chi sapeva camminare in silenzio tra le cime.

Si diceva che abitassero tra ghiacciai, grotte e creste rocciose delle montagne più alte. In molte leggende alpine rappresentano lo spirito più antico e selvatico della montagna.

 Perché nascevano queste storie

A prima vista queste leggende possono sembrare solo racconti fantastici ma, in realtà, avevano una funzione molto concreta: servivano a dare un volto all’ignoto.

Certo, servivano a far passare il tempo, ma soprattutto a spiegare ciò che sembrava misterioso: come i rumori nel bosco di notte, gli animali o le persone scomparsi misteriosamente o le luci lontane tra le montagne.

Le montagne sono luoghi immensi e silenziosi e spesso, queste cose potevano facilmente trasformarsi in mistero. Raccontare storie perciò, era un modo per rendere quel mistero più comprensibile. Ma anche per tramandare valori, paure e conoscenze tra le generazioni.

Spesso infatti venivano usate per insegnare ai bambini o, più semplicemente, per convincerli a non uscire durante la notte.

Vivere oggi nei luoghi delle leggende

Da quando viviamo in montagna abbiamo iniziato a guardare queste storie con occhi diversi.

Camminare nei boschi all’alba, attraversare sentieri poco frequentati o ascoltare il silenzio delle vallate in inverno, fa capire perché queste leggende siano nate proprio qui.

Non perché le persone fossero ingenue o superstiziose (anche se un po’ lo erano), ma perché vivere in montagna significa convivere ogni giorno con una natura enorme, spesso imprevedibile. E quando ci si ferma davvero ad ascoltare… si ha quasi la sensazione che queste storie facciano davvero parte del paesaggio.

Quando le storie diventano racconti

Alcune di queste mi accompagnano da quando ero bambino, raccontate dai miei nonni e cresciute con me. Le creature dei boschi, le leggende nei paesi di montagna, le storie scritte lungo i sentieri, mi hanno sempre affascinato. Come tutto ciò che è magico o spirituale, dopotutto. Abbiamo anche una sezione del blog dedicata.

E così, a un certo punto, ho deciso di provare a raccontarle anche io. Non come antiche leggende, ma come storie per bambini ispirate proprio a questo mondo di montagne, misteri e creature.

Il primo piccolo libro è già disponibile qui, ma ne ho in mente almeno uno per vallata perciò, se volete trasportare figli, nipoti e piccoli nella magia del Folklore e delle leggende Piemontesi, restate in ascolto. O anche se vi appassiona leggere storie di questo tipo, l’età non è importante. 

Perché forse le storie di montagna hanno proprio questo potere: continuano a cambiare forma, ma non smettono mai di essere raccontate.

Perciò, armatevi di una bella tazza di tè o caffè, di un bel fuoco o di un gruppo di candele, ed immergetevi in queste storie.

Maria e il Sarvanot è una dolce storia illustrata ambientata tra i boschi e le montagne del Piemonte. Maria farà un incontro davvero speciale: un piccolo folletto dei boschi, il Sarvanot.

All’inizio sembra minaccioso e diffidente… ma dietro al suo sguardo si nasconde una grande tristezza. Con un gesto di gentilezza, Maria scoprirà che anche nei luoghi che fanno paura può nascere un’amicizia inaspettata.

kyle

Scrittore ed artista. Amo incondizionatamente Max, i miei mici, le montagne e il buon cibo.

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