Mille giorni di vita in camper: dalla strada alla montagna

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Un viaggio tra stagioni e luoghi

C’è un modo di raccontare la vita che passa dai luoghi.
Dalle curve strette delle strade di montagna, dalle albe che si specchiano nei laghi, dai silenzi lunghi di una valle prima che il giorno cominci davvero.

Dopo più di 1000 giorni di vita in camper — e già intorno ai 500 giorni avevamo raccontato come il viaggio cambiasse forma con noi — ci ritroviamo a guardare indietro non con nostalgia, ma con gratitudine.

Per ogni paesaggio attraversato, per ogni volto incontrato e per ogni stagione che ci ha cambiati un poco.

Questo non è, e non sarà, l’elenco dei chilometri percorsi. Ne la lista dei paesi che abbiamo attraversato.

È un viaggio fatto di incontri, di scoperte e di storie che parlano di terra, acqua, vento e persone. Ed è, soprattutto, un cammino che ci ha insegnato la lentezza, la presenza e quel senso di casa che si riconosce davvero solo dopo aver imparato a stare nel mondo.

Una casa… che non era solo casa

Come già sapete, dopo il viaggio, all’inizio di quest’anno, ci siamo fermati in Valle Maira.
In una piccola baita nel bosco con pochi oggetti, i nostri gatti e l’essenziale.

Venivamo da mesi — anzi, anni — di movimento continuo.
Dalla frenesia del viaggio, dove devi sempre spostarti, arrangiarti, industriarti. Dove raramente sei davvero solo. Dove c’è quasi sempre qualcuno vicino: a volte accogliente, a volte rumoroso, a volte semplicemente presente.

E poi, all’improvviso, la lentezza, il silenzio più assoluto.

Lì abbiamo capito che la quiete ti lascia spazio. Il legno che scoppiettava nella stufa al mattino, la luce dell’alba che filtrava tra gli abeti e i nostri passi che, giorno dopo giorno, diventano un ritmo preciso. 

Perchè ci portavano dentro di noi, non fuori. Non davanti a spot mozzafiato o a borghi pittoreschi, ma di fronte a quei cassetti chiusi… che non avevamo avuto il coraggio di aprire.

Dopo qualche mese di assoluto riposo, da marzo ci siamo spostati in Valle Stura.
Ci siamo ancora oggi e abbiamo attraversato le stagioni una per una: la fioritura timida della primavera, la luce piena dell’estate, i colori profondi dell’autunno ed infine, i silenzi ovattati dell’inverno che continuano ad accompagnarci.

Ogni stagione ci ha parlato in modo diverso. E, senza accorgercene, dentro di noi cresceva un sentimento nuovo: quello dell’appartenenza.

Tornare ma con nuovi occhi

In questi mille giorni abbiamo attraversato luoghi che ci hanno lasciato molto più di quello che immaginavamo. 

Abbiamo amato la Germania: i suoi paesi ordinati, il senso di calma, i suoi parchi meravigliosi. Un’accoglienza discreta, mai invadente, che ti fa sentire al posto giusto.

Ci siamo persi nei borghi della Francia, tra strade di pietra, mercati lenti e croissant mangiati al mattino, osservando la vita che scorre . (Ne abbiamo raccontato di più nel nostro viaggio in Francia)

La Danimarca l’abbiamo vista poco, è vero.
Ma l’isola di Aero ci ha ispirato e non le saremo mai abbastanza grati per questo. A lei e alle persone che la abitano, che ci mancano profondamente. Ci ha lasciato una sensazione difficile da spiegare: spazi aperti, luce, aria. A volte non serve conoscere a fondo un luogo per sentirne l’anima. 

Un posto stupendo ma mancava qualcosa e lo sentivamo crescere ogni giorno più forte, più pesante.

Ogni volta che parlavamo con le persone, il paragone arrivava spontaneo: 

“Sai, qui ci si saluta tutti” 

“Anche da noi, su in montagna.”

Abbiamo condiviso storie con persone incontrate per caso, scoperto tradizioni locali, antichi mestieri. Eppure la costante era sempre la stessa: ci mancavano le nostre montagne.

Non montagne qualsiasi, ma quelle a ovest di Cuneo.

Così, tornare è stato inevitabile.

All’inizio è stata dura, soprattutto convivere con ciò che tutti e tutto chiamano “fallimento” ma poi, è stato come imparare a leggere di nuovo il territorio: scoprire i nomi di ogni borgo, la storia, un sapore. Riascoltare i dialetti e le culture che si intrecciano nelle valli come i sentieri che salgono tra i boschi.  

Insomma… erano sempre state lì. Solo che non le avevamo mai guardate davvero, spinti dalla frenesia, dal viaggio, dal lasciare l’Italia. 

Il senso di casa che cresce dentro

In queste valli abbiamo trovato qualcosa che non avevamo mai sentito prima: un posto dove restare. 

Non nel senso di fermarsi per sempre, ma di sentirsi accolti, riconosciuti. Senza nulla in cambio.

È una sensazione fatta di gesti semplici: come camminare nel bosco al mattino, incontrare un volto amico alla fonte o sentire il profumo del pane appena sfornato. È qualcosa che nasce lentamente, quando il soggiorno diventa quotidianità e il tempo smette di correre.

Nel corso dell’anno abbiamo incontrato nuovi amici, provato nuovi lavori e sentito la comunità accoglierci non con formalità, ma con gesti concreti: un sorriso, una chiacchiera sul sentiero, una mano tesa per alleggerire un momento difficile. Queste cose, ci hanno fatto sentire a casa.

Le abbiamo provate anche in viaggio, certo… ma senza le montagne attorno era come se il mondo perdesse un po’ di magia. 

Il viaggio che continua

Oggi guardiamo a questi mille giorni con occhi nuovi: non più solo un elenco di luoghi visitati, ma una tessitura di esperienze che ci ha portato in montagna, con il desiderio di vedere come andrà. 

Qui, dove la vita ha un respiro più lento e il tempo sembra scorrere con un altro ritmo, abbiamo capito che forse, restare e vedere come si evolve questo capitolo, è parte del nostro viaggio.

Non ci siamo lasciati il viaggio alle spalle: lo abbiamo portato dentro, trasformandolo in radici e progetti.  Perchè come una bandiera che prende forma nel vento, anche noi siamo cambiati strada facendo. Non siamo mai rimasti di un solo colore, fino all’insieme che oggi ci rappresenta più di qualsiasi punto sulla mappa.

Il viaggio non ci ha tolto identità: l’ha resa più complessa, più vera. E ci ha insegnato che cambiare non significa perdersi, ma riconoscersi ogni volta un po’ di più.

 Continueremo a esplorare, perché fa parte di noi — ma non ora, e non nello stesso modo.

Questo è un nuovo capitolo, più lento e consapevole, dove ogni passo conta e ogni giorno può insegnarci qualcosa di nuovo. Ora guardiamo alle stagioni, alle montagne, ai fiori e agli animali come alle pagine di un libro che si sta scrivendo lentamente. 

E, forse, è proprio questo il viaggio che aspettavamo: non quello che ci porta lontano… ma quello che ci insegna a restare.

kyle

Scrittore ed artista. Amo incondizionatamente Max, i miei mici, le montagne e il buon cibo.

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