Cosa succede quando il viaggio smette di essere movimento e diventa presenza? Quando non cerchi più una meta, ma un luogo in cui ritrovarti?
Queste domande ce le siamo poste ad Olivengo, in una borgata disabitata, appoggiata sul fianco della montagna vicino a Dronero. È lì che abbiamo compreso che la vera distanza non è quella misurata in chilometri, ma in profondità.
Olivengo: Viaggio interiore in una borgata di montagna
Dopo un anno vissuto in viaggio — il camper come casa, l’asfalto come sentiero — tra Danimarca, Germania e Francia… siamo infine tornati in Valle Maira. Eravamo già stati lì, poco prima di partire, e tornarci è stato come chiudere un cerchio. O forse, iniziarne un altro.
Dopo il lungo viaggio, siamo stati felici di ritrovare quei luoghi che avevamo amato. La nostra vita ci ha riportati tra i monti ma questa volta, non solo come esploratori, ma come parte di qualcosa di più grande e profondo.
Con l’inverno in arrivo, ci è stata offerta la possibilità di vivere tre mesi in una baita. Ovviamente, abbiamo accettato senza pensarci troppo, perché certi luoghi non si scelgono: ti chiamano.
Olivengo non è un posto che trovi nelle guide turistiche. Non è una meta per turisti, ma è un angolo nascosto che pochi conoscono. Un luogo dove i suoni più forti che senti sono il vento tra le rocce e il canto degli uccelli. Lì non c’era nulla di superfluo. Solo ruderi, sentieri tra i boschi e la natura che si riprendeva i suoi spazi. Eppure, non ci è mai mancato niente.
"Ci sono luoghi che non visiti. Ti accolgono, ti svuotano e ti riempiono. Olivengo è stato uno di questi. Non cercavamo nulla e, proprio per questo, abbiamo trovato tutto."
Kyle
Il ritorno all’essenziale: vivere la montagna
Tornati in agosto, abbiamo trascorso i nostri giorni lavorando nella valle, dove ci siamo immersi nella vita agricola: tra i campi di genepy e stelle alpine, le mele trasformate in succo e la raccolta delle piante officinali, abbiamo imparato a conoscere un’altra faccia della vita di montagna, quella semplice ma profondamente gratificante.
E lì, abbiamo inconsciamente intrapreso un’altra forma di viaggio: quella che si compie stando fermi.
Il silenzio, la semplicità, la natura, ci hanno permesso di “sentire” in modo diverso, avvicinandoci a un modo di vivere che non avevamo mai conosciuto così da vicino. E siamo rimasti sorpresi da quanto, ogni giorno, ci sentivamo sereni. Persino i nostri gatti erano ormai come a casa loro. Link passava le giornate in esplorazione del fuori e bimba, sonnecchiava davanti alla stufa per la maggior parte del tempo. Come se fossero sempre stati lì.
La montagna come maestra del viaggio interiore
Durante l’anno di viaggio, avevamo esplorato diverse culture, luoghi e paesaggi, correndo da un luogo all’altro, sempre alla ricerca di nuove esperienze e lavori. Ad Olivengo invece, il tempo scorreva lento e abbiamo imparato il valore della pausa.
La nostra giornata iniziava presto, con il lavoro nei campi o in azienda e terminava la sera, tra una passeggiata sui sentieri e il calore del fuoco della stufa. Non c’era niente di più bello.
Non si trattava più di fare ma di essere presenti, sempre. In ogni gesto, dalla cura dei campi, al preparare un pasto davanti al fuoco, ad una passeggiata con i nostri gatti. Tutto lì, ci sembrava una meditazione silenziosa, che ci riportava a un modo di vivere più semplice, più vero.
Il vero viaggio è quello interiore
Il vero viaggio, ci ha insegnato Olivengo, è quello che avviene quando ci si ferma abbastanza a lungo da poter e potersi ascoltare.
Ad esempio, un giorno, arrivati in cima a un lungo sentiero, ci siamo fermati un attimo a guardare le cime innevate. Abbiamo sentito una connessione profonda con quel paesaggio e ci siamo resi conto che non era più il luogo ad essere importante… ma il modo in cui noi ci stavamo relazionando con esso.
La montagna non ci stavi offrendo solo riposo… Ci stava mostrando un cammino che non aveva sentieri battuti, ma profondità da scoprire dentro di noi. E una volta cominciato quel viaggio, è difficile tornare indietro.
Lì, durante i mesi più freddi, quando il cielo si tingeva di rosso all’alba e le montagne si coprivano di neve, ci siamo sentiti in pace con noi stessi e con il mondo. Forse, per la prima volta da sempre.
La Legna, i Cavalli e il Silenzio
C’è stato un giorno in cui abbiamo dovuto riordinare la legna al freddo, prima che la neve coprisse ogni cosa.
In quel momento però, più che la difficoltà, ci fu un sorriso condiviso, un ricordo che ancor oggi ci fa sorridere. I cavalli, dall’altro lato del recinto, ci fissavano con occhi profondi e curiosi. Il silenzio che ci circondava era totale, interrotto solo dai nostri respiri e dal fruscio della legna che spostavamo.
Era un lavoro umile e faticoso, ma che ci ha connessi ancora di più a quel luogo. Non c’era fretta, non c’era stress. Solo un gesto che ci univa alla montagna, al presente e a noi stessi, in quella pace rara da trovare altrove.
Perchè vivere in montagna non ti dà niente di superfluo ma ti restituisce tutto ciò che avevi dimenticato: la forza dei gesti lenti, la voce del silenzio e la bellezza unica nelle piccole cose.
In montagna nulla è scontato e ogni cosa ha un valore profondo. Le cose non accadono in fretta e il tempo, ritorna ad avere un ritmo molto più umano.
Le persone della valle: una comunità silenziosa
Poi c’erano loro. Le persone. Quelle che non si vedono subito, ma che ci sono sempre. Quelle che non parlano molto, ma fanno.
Amici e parenti dalla città ci dicevano spesso: “Qui non potrei starci. Troppo silenzio. Troppo vuoto. Nessuna comodità. Tutti che ti salutano anche se non ti conoscono”… ma il vuoto che loro percepivano era per noi, spazio pieno e pace.
Perché, nonostante le persone non si vedessero, c’erano eccome. Tutta la valle sapeva che eravamo lì.
Un giorno, senza che lo chiedessimo, qualcuno ha pulito la fonte.
Un altro giorno ci hanno regalato uova e patate.
Un altro ancora, hanno liberato la strada da un masso caduto durante la notte.
Non c’erano presentazioni, né inviti formali. Solo gesti e, in essi, una lingua antica: quella dell’appartenenza. Certo, molte delle persone della valle sono burbere, ruvide, pressanti a volte ma, se capiscono che vuoi far parte della loro comunità, sono sempre pronte ad aiutarti. Un po’ come nelle famiglie.
Non c’è rumore, ma c’è presenza. Non c’è folla, ma c’è comunità.
Olivengo: Il viaggio che si compie stando fermi
Olivengo non è stata una tappa. È stato un passaggio.
Un passaggio da fuori a dentro, dalla ricerca al ritrovamento, dal rumore all’ascolto e ci ha insegnato che il viaggio, non è solo scoprire una nuova meta, visitare 1000 paesi o compiere imprese straordinarie… può essere semplicemente, un viaggio dentro se stessi.
Un cammino fatto di momenti di silenzio, di libri letti nel bosco o davanti alla stufa, di lavori umili, di pranzi e cene con gli amici più cari e di bellezza nascosta nelle cose più piccole. Insomma, in quella piccola baita, abbiamo imparato a restare.
La montagna ci ha ricordato che a volte la vera avventura è fermarsi, guardarsi intorno, ascoltare e ascoltarsi, perché è difficile farlo quando non ci si ferma mai.
Ora che siamo altrove, di nuovo a bordo di Sirio, ci accorgiamo che quel viaggio continua. Perché il cammino vero, quello interiore, non finisce mai davvero.
Olivengo ovviamente è rimasta dentro di noi. Come fanno certi luoghi, con i loro silenzi e i loro inverni.
Non si dimenticano. Non si raccontano del tutto ma si custodiscono e si vivono ancora, anche quando si è lontani e adesso… siamo pronti a continuare il viaggio ma con una nuova consapevolezza nel cuore.
"A volte bisogna fermarsi per ritrovarsi. E, in quel silenzio, scoprire che il viaggio più lungo è quello che ci riporta a casa."
Max

